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  • Immagine del redattorehalugano

Paradiso fiscale: cosa vuol dire realmente?

Quando qualcuno vi parla di un paradiso fiscale, cosa immaginate subito? Una bella isola tropicale con tante palme sulla spiaggia, bevendo long drink a tutte le ore?

Mi spiace deludervi, ma paradiso fiscale è un termine usato spesso in modo improprio, soprattutto dai media o dai Governi per ingolosire o spaventare. Tutto dipende dalla situazione in cui vi trovate.

Ogni Paese ha la sua definizione (giuridica) di paradiso fiscale, non è vero che lo sono solo i Paesi inseriti nella così detta “black list”. Ci sono Paesi con un livello di tassazione molto basso, con un livello di trasparenza finanziario elevato, e possono essere comunque considerati dei paradisi fiscali, anche se sono nelle “white list”.


I paradisi fiscali, in ogni caso, hanno come loro obiettivo quello di proteggere l’anonimato di chi li utilizza, non solo di avere un regime di tassazione basso. La combinazione di questi due fattori può rendere un Paese più attrattivo rispetto ad un altro.


Ma a cosa si può riferire l’anonimato?


  1. Anonimato oggettivo, se si intende “nascondere” il tipo di attività di business esercitata (e dunque si dichiara un’attività che non è quella reale). Usato molto spesso per attività poco lecite, o soggette ad un tasso di rischio, anche fiscale, elevato

  2. Anonimato soggettivo, se si intende proteggere la privacy dell’imprenditore o di chi esercita l’attività, che non per forza deve essere paragonato a voler nascondere attività non lecite

Esistono tre tipi di paradisi fiscali: bancari, societari e giudiziari, a seconda dei vantaggi che è possibile ottenere.


Ecco alcuni esempi di Paesi che possono essere considerati “paradisi fiscali”, ognuno per motivi diversi (ovviamente ce ne sono molti altri, anche vicino a noi più di quanto immaginiamo):


  1. Gli Stati Uniti d’America sono un paradiso fiscale perché non scambiano informazioni finanziarie con gli altri Paesi, o per lo meno dicono di farlo ma in realtà non è così facile ottenere informazioni.

  2. L’Austria è un paradiso fiscale perché mantiene ancora il segreto bancario.

  3. La Svizzera è un paradiso fiscale per gli imprenditori che fatturano cifre sopra il milione, ed in alcuni Cantoni la tassazione è davvero molto vantaggiosa anche per cifre inferiori.

  4. Cipro è un paradiso fiscale in quanto è riconosciuto come ottimo hub finanziario tra Occidente e Oriente.

  5. La Serbia è un paradiso fiscale per attività di logistica e di trading commerciale.

  6. Hong Kong è un paradiso fiscale per le attività di e-commerce.

  7. … e così via, potrei elencare una lunga serie di altri Paesi con molti disparati vantaggi sia commerciali che finanziari.

Se però andate a consultare le black list dei Paesi europei, non risulta che questi Paesi oggi vi siano iscritti, come mai?


Questo proprio perché il concetto di paradiso fiscale purtroppo è stato distorto: non vuole significare che questi Paesi attuino una concorrenza fiscale dannosa, ma semplicemente che vi sono regole diverse che, se conosciute e ben gestite e consigliate, permettono all’imprenditore di godere di importanti agevolazioni.


Poi vi sono gli orizzonti di paradiso fiscale nel cyberspazio: come vengono trattate fiscalmente le crypto valute, dato che l’anonimato è una delle sue prerogative?

Affaire a suivre….



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